Archeo-botox

E’ l’archeologia del botulino, è il restauro al silicone (di marmo e plastilina): attaccare ai corpi e ai volti quel che manca. Un nasino a Venere, un paio di mani, il pene a Marte. Il Cav. non sopportava di vederli mutilati, sciatti, con tutti quei milleottocentoquarant’anni addosso. Come l’antipatia per la barba incolta e per i capelli lunghi in un uomo, così il fastidio per i moncherini nelle statue.
11 AGO 20
Immagine di Archeo-botox
Repubblica racconta, in un articolo di Carlo Alberto Bucci, il lifting ordinato dal presidente del Consiglio per il gruppo marmoreo del 170 dopo Cristo, ritrovato nel 1918 a Ostia: dodici esperti del Collegio Romano hanno effettuato misurazioni, studi, confronti metrici, valutazioni e, come ha specificato ieri il ministero dei Beni culturali, “per le integrazioni sono stati adottati materiali assolutamente reversibili – ricostruzioni in resina fatte aderire ai punti di frattura dell’originale tramite magneti – con risultati pienamente rispondenti all’etica della disciplina del restauro”. L’etica della disciplina del restauro è salva, probabilmente (ma magneti significa che si possono staccare e riattaccare a piacimento, anche cambiandoli di posto: la mano al posto del naso e così via?), però l’estetica è sconcertata. Come davanti al volto troppo liscio e gonfio di Carla Bruni, come di fronte alle ex bellissime che decidono a un certo punto, non sopportando le rughe, di trasformarsi in bambole di cera centenarie, perché senza più età. Venere ha adesso un perfetto naso da sciura milanese e una mano vellutata, Marte ha fra le gambe un coso notevole (non si passa il tempo a guardare quello, però i Dioscuri che stanno al Campidoglio sembrano meno fortunati al confronto), il Cav. è più tranquillo perché ha aggiustato una cosa rotta che strideva con la cultura del fare: chissà che nervosismo lo prende quando attraversa i Fori Imperiali senza potere scendere dall’auto e sistemare capitelli e colonne, rinfrescare con le sue mani archi trionfali e altari, togliere le cacche di piccione, verniciare i mosaici.
Forse fra cinquecento anni gli archeologi studieranno questo “restauro berlusconiano” e i Beni culturali dell’anno Tremila tuoneranno affinché le mani, il naso e il membro vengano ricalamitati in nome della testimonianza storica: si cercherà dappertutto il naso di Venere, rubato da qualche feticista dei nasi. Oppure, in una ondata di post bacchettonismo, a Marte verranno infilate mutande di cartone sopra foglie di fico, e si rimpiangerà quel libertario e bizzarro rinascimentale di Silvio Berlusconi.